domenica 22 gennaio 2012
giovedì 19 gennaio 2012
"Mi è sempre piaciuto il deserto.
Ci si siede su una duna di sabbia, non si vede nulla, non si sente nulla, e tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio."
Antoine de Saint Exupery
Ci si siede su una duna di sabbia, non si vede nulla, non si sente nulla, e tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio."
Antoine de Saint Exupery
domenica 15 gennaio 2012
dr. Gonzo LAB (part 5)
AGGIORNAMENTI dal Gonzo LAB...
Ho rimontato la targa (cazzo è leggermente storta ma la sistemerò),
il fanale posteriore in gomma e le frecce (storte anche loro, ma un carissimo amico mi ragalerà dei supporti in alluminio per raddrizzarle...)
E poi...
I TERMINALI DI SCARICO!
Per montarli ho dovuto smontare la staffa interna di fissaggio a telaio (ingombra troppo nella zona fianchetto) e ruotare tutto il terminale di 180 gradi per utilizzare la zona di fissaggio della staffa rimossa per applicare un paracalore (da realizzare).
Ho anche dovuto tagliare in due pezzi l'unico riduttore (da 45 a 38mm) presente nella scatola, perché i miei collettori sono da 40.
Con il taglio ho recuperato un paio di mm, ma è una soluzione temporanea. Ho assolutamente bisogno di un riduttore 45-->40mm.
All'accensione... PANICO!
Fanno un gran bel casino.
Allora sono corso alla CONAD a comprare degli ipertecnologici silenziatori aggiuntivi...
e li ho inseriti tra collettore e terminale:
Il risultato è fin troppo soddisfacente...
Credo che dimezzerò le pagliette d'acciaio per avere un sound giustamente maleducato.
Daniele
Etichette:
dr. Gonzo,
Moto e Elaborazioni,
Scrambler,
Triumph
giovedì 12 gennaio 2012
dr. Gonzo LAB (part 4)
Dopo aver montato la mascherina faro, mi sono cimentato nel montaggio del parafango posteriore.
Non è stato affatto facile.
Ho provato a montarlo direttamente SOPRA il telaio...
Ma niente da fare.
Ho segato il parafango in plastica per riuscire a ottenere la forma desiderata....
Ho segato una sella comprata da pochi mesi...
E non sono riuscito a ottenere il risultato che volevo.
Ma poi ho provato a mettere un pò di ordine nel mio cervello,
e qualcosina si è sistemato.
In primis:
ho fatto i collegamenti del faretto anteriore e delle frecce ant:
funziona tutto!!!
In secundis:
ho ripreso il martoriato parafango in plastica e ho provato a imbullonarlo sotto la cornice nera della sella single scrambler con ex-portapacchi...
E' andata bene (secondo me)
Ora il paraff copre il maledetto telaietto metallico (che viene guardato molto male dal frullino semi-nascosto nel garage...)
Posso andare felicemente a farmi un giro (senza targa, senza casco e senza silenziatori... ahhhhh beati anni 80)
fotine per voi:
l'accrocco che regge la sella e si accinge a reggere anche il gruppo parafango...
il nuovo parafango posteriore in tutto il suo splendore:
La freccia sx montata sul supporto reggifaro Tomaselli:
il parafango montato in tutto il suo splendore:
il risultato estetico è ancora perfettibile, ma direi che ci siamo quasi:
Daniele
lunedì 9 gennaio 2012
Bonneville african speedway
Scavalcata la dorsale tunisina il percorso che porta a sud e alle porte del deserto passa attraverso alcuni degli scenari più affascinanti dell'Africa del nord: l'area dei laghi salati.
L'atmosfera marziana, l'aria secca ed il rombo delle moto che riecheggia per chilometri e chilometri di maestoso nulla fanno di questa zona una delle tappe fondamentali del nostro viaggio. Tagliare in due il Chott El Jerid riempiendosi gli occhi dei colori che i cristalli di sale proiettano, catturando e riflettendo la luce del sole. Un gioco di immagini che si ripete ogni giorno, dove le barche sembrano piazzate lì a fare bella mostra di sé, compiacere il turista che vuole portare a casa una foto memorabile.
Il lago salato ha una stretta relazione con la velocità e con le nostre moto in particolare. Il più celebre, Bonneville negli Usa ne è il tempio, ma per dimensioni e caratteristiche anche quello tunisino, il Chott El Jerid per l'appunto, potrebbe essere un luogo votato ai record di velocità su terra.
A secco per quasi tutto l'arco dell'anno, questo lago salato è una grande area di 5000 km quadrati, che fa da spartiacque geografico tra le montagne e gli altopiani della Tunisia nord-occidentale ed il Grande Erg Orientale, quell'immenso mare di dune in continuo movimento.
Per attraversarlo è necessaria cautela e una buona dose d'acqua, i riflessi del sole causano allucinazioni visive ed il calore si fa sentire in modo particolare in quest'area.
Gianni
L'atmosfera marziana, l'aria secca ed il rombo delle moto che riecheggia per chilometri e chilometri di maestoso nulla fanno di questa zona una delle tappe fondamentali del nostro viaggio. Tagliare in due il Chott El Jerid riempiendosi gli occhi dei colori che i cristalli di sale proiettano, catturando e riflettendo la luce del sole. Un gioco di immagini che si ripete ogni giorno, dove le barche sembrano piazzate lì a fare bella mostra di sé, compiacere il turista che vuole portare a casa una foto memorabile.
Il lago salato ha una stretta relazione con la velocità e con le nostre moto in particolare. Il più celebre, Bonneville negli Usa ne è il tempio, ma per dimensioni e caratteristiche anche quello tunisino, il Chott El Jerid per l'appunto, potrebbe essere un luogo votato ai record di velocità su terra.
A secco per quasi tutto l'arco dell'anno, questo lago salato è una grande area di 5000 km quadrati, che fa da spartiacque geografico tra le montagne e gli altopiani della Tunisia nord-occidentale ed il Grande Erg Orientale, quell'immenso mare di dune in continuo movimento.
Per attraversarlo è necessaria cautela e una buona dose d'acqua, i riflessi del sole causano allucinazioni visive ed il calore si fa sentire in modo particolare in quest'area.
Una strada leggermente sopraelevata lo solca in diagonale regalando al viaggiatore la possibilità di incursioni a perdita d'occhio sul suo manto arido e liscio. E' da qui che Luke Skywalker contempla le dune del deserto nel primo episodio di Guerre Stellari.
L'orizzonte diventa sfocato, ondeggia come se fosse vivo, mentre le ruote puntano verso sud.
Gianni
venerdì 30 dicembre 2011
Addio anno vecchio
Ultime ore del 2011.
Le mignotte al governo, la crisi, la morte di Steve Jobs, i nubifragi che affogano il paese in un mare di melma. E poi ancora i sacrifici, il baratro e la speranza.
Come sempre.
E ritrovarsi ogni volta a fare il bilancio, cose da buttare e cose da tenere. Una corsa in moto, un progetto, l'abbraccio di una persona speciale.
Raccogliere gli amici intorno allo stesso fuoco e scoprire che c'è ancora una storia da raccontare.
Lo sguardo più in là, sulle punte dei piedi a sbirciare cosa c'è dopo la prossima curva.
Che la strada sia buona, viaggiatori.
Gianni
Le mignotte al governo, la crisi, la morte di Steve Jobs, i nubifragi che affogano il paese in un mare di melma. E poi ancora i sacrifici, il baratro e la speranza.
Come sempre.
E ritrovarsi ogni volta a fare il bilancio, cose da buttare e cose da tenere. Una corsa in moto, un progetto, l'abbraccio di una persona speciale.
Raccogliere gli amici intorno allo stesso fuoco e scoprire che c'è ancora una storia da raccontare.
Lo sguardo più in là, sulle punte dei piedi a sbirciare cosa c'è dopo la prossima curva.
Che la strada sia buona, viaggiatori.
Gianni
domenica 25 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
sabato 17 dicembre 2011
dr. Gonzo LAB (part 3)
Alcuni succulenti aggiornamenti...
A casa è arrivato un altro scatolone:
Contiene un parafango in plastica per il posteriore, una tabella portanumero con faretto integrato in stile enduro/regolarita anni 70, e delle normali tabelle portanumero laterali.
La tentazione di mettere subito mano al faro è stata troppo forte, quindi mi sono dato immediatamente da fare.
Lo smontaggio del faro originale non è particolarmente difficile, basta allentare le due viti della ghiera cromata e si sfila la parabola in plastica, poi si staccano i vari connettori dell'impianto elettrico (uno per uno) e si fanno uscire dal retro della parabola metallica.
A questo punto avrei dovuto sistemare per bene i connettori nello spazio libero dietro la piastra superiore, ma devo prima procurarmi delle guaine termorestringenti per isolare bene il tutto e quindi ho cercato di ottenere solo una "anteprima" del risultato finale.
Per fare spazio al nuovo faretto integrato nella tabella portanumero, ho dovuto smontare anche la strumentazione originale (con relativo cavo del tachimetro/contaKm).
Infine, ho montato con una semplicità disarmante il faretto in stile endurazza...
Successivamente ho dato una sistemata ai connettori di faro e strumentazione e ho provveduto a riposizionare le frecce.
Avendo smontato le staffe del reggifaro in cui erano alloggiate anche le frecce, ho dovuto allargare il foro presente sul braccialetto del reggifaro per poterci infilare il supporto filettato delle frecce. Dopodiché ho isolato le connessioni con faston e guaina termorestringente:
resta da affrontare il problema strumentazione...
ma credo di poter trovare delle valide soluzioni.
Tra poco vedrete la trasformazione del posteriore!
STAY TUNED.
Iscriviti a:
Post (Atom)

























